

172. L'indipendenza del Congo.

Da: G. Calchi Novati, Le rivoluzioni dell'Africa nera, Dall'Oglio,
Milano, 1967.

La decolonizzazione fu in molti casi un processo manipolato dalle
potenze coloniali al fine di continuare a sfruttare le risorse
naturali degli ex possedimenti. Emblematico  il caso del Congo:
il Belgio, quando si rese conto che le iniziative dei nazionalisti
di Patrice Lumumba avrebbero portato alla formazione di un governo
congolese non manovrabile, si affrett a concedere l'indipendenza,
proprio per impedire che si formasse una classe dirigente capace
di guadagnarsi il consenso della popolazione e di governare
autonomamente il paese; contemporaneamente predispose i piani per
la secessione delle province minerarie dal resto del Congo.  Ne
parla nel seguente passo lo storico italiano Giampaolo Calchi
Novati, che ricostruisce i tempi e i modi attraverso i quali si
arriv alla proclamazione della repubblica del Congo nel 1960.


Nella sua qualit di colonia modello, tenuta accuratamente
lontana da ogni contatto con le correnti del nazionalismo diffuse
dall'Africa occidentale, il Congo doveva avere, nelle intenzioni
del governo belga, un trapasso indolore verso l'indipendenza.
Bast invece il discorso pronunciato dal presidente del consiglio
Patrice Lumumba alla presenza di re Baldovino, il giorno stesso
della proclamazione dell'indipendenza, a rivelare ai belgi che il
loro sogno non aveva alcun fondamento.
Il metodo coloniale belga era citato a modello, a confronto delle
debolezze palesate dal colonialismo francese o britannico. Ancora
nel 1959, si scriveva che il Congo  preoccupato soprattutto dai
fini pratici e diffida delle ideologie astratte, che hanno avuto
in altre parti dell'Africa conseguenze disastrose. I belgi
avevano creduto, in buona o cattiva fede, che lo sviluppo
economico e l'istruzione elementare per tutti avrebbero
immunizzato il Congo dal nazionalismo e avrebbero costituito, in
un tempo successivo, il pi valido fondamento per un'indipendenza
consona agli interessi della metropoli.
Il governo della colonia era rimasto invece rigidamente belga,
dominato [...] da una triade: l'amministrazione, i monopoli, la
gerarchia cattolica. La nota distintiva del colonialismo belga
continuava ad essere la presunzione di poter fare a meno di
un'lite locale con responsabilit politiche, uniformando a questo
scopo l'educazione pubblica, che veniva impartita in modo da non
creare una classe di frustrati, di giovani troppo istruiti e con
poche responsabilit, limitandosi a preparare funzionari di
livello modesto e nel numero appena sufficiente. Il sistema si
ispirava al paternalismo ed a una segregazione di fatto fra
superiori e inferiori, che separava i neri, con una serie di
distinzioni gerarchiche, fra bianchi e neri e tra neri ammessi a
partecipare alla vita delle citt e neri fermi agli istituti
tribali, ma aveva risparmiato al Congo una classe di coloni in
senso proprio.
Non appena le autorit coloniali avvertirono che l'azione di
alcuni nazionalisti tendeva ad uscire dai canali della
collaborazione, preferirono liquidare senza altri indugi
l'apparato formale dell'imperialismo. Il programma l'indipendenza
subito divenne nel Congo, nei disegni del governo belga e delle
grandi compagnie finanziarie che operavano nel paese, lo strumento
di un postumo intervento per condizionare l'autonomia del futuro
governo congolese indipendente, nella convinzione che sarebbe
stato pi facile accordarsi con un governo nazionale inesperto e
fragile, verosimilmente desideroso di aiuti economici e tecnici
per stabilizzarsi, che non con dei partiti in cerca di un
elettorato sempre pi vasto: pi debole sarebbe stato il Congo,
infatti, pi inevitabile sarebbe stato il ritorno del Belgio
dopo l'indipendenza della colonia, e per rendere pi vulnerabile
il governo del Congo si dovevano affrettare i tempi della
decolonizzazione, per impedire la saldatura fra l'lite e le
masse.
La manovra fu agevolata dall'equivoco in cui incorse anche
Lumumba, smanioso di porre la propria personalit alla guida di un
Congo indipendente, il quale, allorch i belgi offrirono nel 1959
l'indipendenza per il 1964, si oppose ad ogni rinvio sospettando
che quegli anni sarebbero serviti alle autorit per portate al
potere gli uomini di loro fiducia e governare per il tramite di
fantocci, mentre era proprio l'indipendenza anticipata a
prevenire la formazione di un partito nazionale che si ponesse
come intermediario fra l'amministrazione e la popolazione.
L'assenza di un gruppo di potere abbastanza rappresentativo imped
comunque che il piano si svolgesse pacificamente.
Fra il 1957 e il 1960, obbligati dalle circostanze a trattare
con il nazionalismo congolese, i belgi si prefissero un duplice
obiettivo: neutralizzare le rivendicazioni degli estremisti e
predisporre i piani per una secessione dal resto del Congo delle
province minerarie (e in primis del Katanga), in cui era
concentrata la ricchezza della colonia. Il programma massimo
coabit sempre con il programma minimo. Il mezzo prescelto fu, con
la precipitosa concessione dei poteri sovrani ad un governo
nazionale, il regionalismo, sconfessato ufficialmente ma coltivato
da alcuni centri di potere molto influenti. [...].
Patrice Lumumba era un evoluto, che aveva sempre creduto
necessario, dall'orizzonte limitato di Stanleyville o
Lopoldville, lavorare con i belgi, per strappare ai belgi
l'applicazione delle promesse che non avevano mantenuto [...].
L'evoluzione di Lumumba dal moderatismo all'estremismo fu brusca.
Egli sar sempre il leader congolese pi prossimo, al di l degli
sbandamenti e delle sue incertezze, a impersonare il nazionalismo
congolese nella sua versione panafricana e rivoluzionaria [...].
Fondatore del mouvement national congolais (MNC), Lumumba si
distingueva nel panorama politico congolese per la sua visione
unitaria: tutti gli altri partiti erano i rappresentanti di
limitati gruppi etnici, portati perci al regionalismo e al
tribalismo, e fautori di una soluzione federale.
Le ultime incertezze furono deposte a seguito degli incidenti che
scoppiarono a Lopoldville nel gennaio 1959, che sembrarono
preludere ad una guerra coloniale alla quale il Congo non era
pronto n militarmente n psicologicamente. Lumumba - che non
aveva inventato l'indipendenza e che non aveva neppure provocato
il movimento verso l'indipendenza, limitandosi ad impossessarsi
della sua direzione - era ormai il vero assertore
dell'indipendenza e dell'unit del Congo, nel contesto del pi
autentico nazionalismo africano, panafricano e universale.
Nel 1960, il Belgio rinunci alla lotta e accett di concordare le
modalit dell'indipendenza. Il 30 giugno dello stesso anno venne
proclamata a Lopoldville l'indipendenza della Repubblica del
Congo. Le prime elezioni politiche si erano svolte il 22 maggio ed
avevano visto la netta vittoria del MNC e dei suoi alleati. Era
Patrice Lumumba il capo del governo e Joseph Kasavubu il
presidente della repubblica: una diarchia singolare su cui
poggiava il castello dell'unit dello stato, ma che non avrebbe
resistito alla prova dei fatti, soprattutto per gli effetti
dirompenti della politica separatista del governo provinciale di
Elisabethville.
Per anni, la tragedia del Congo si  identificata con la
secessione del Katanga. Proclamando l'indipendenza della ricca
provincia mineraria, Tshombe [Mose Tshombe, che capeggi la
secessione della ricca regione mineraria del Katanga] rese vano il
programma di Lumumba, inaspr la tensione creata
dall'ammutinamento delle truppe congolesi agli ufficiali bianchi,
favor il rientro sulla scena del Belgio, import in Africa i
termini e le categorie della guerra fredda, ma soprattutto iniett
nel grande paese i principi della disintegrazione contro il
programma unitario di Lumumba. Alla fine, nel 1963, il separatismo
di Tshombe fu vinto, ma il Congo aveva ormai perduto la sua
occasione storica.
